Riciclare la luce che produciamo con i pannelli solari da interno

Il giornale online Nature Energy ha riportato lo studio di un gruppo di ricercatori svedesi e cinesi che si stanno occupando di un nuovo tipo di cella solare organica in grado di funzionare al chiuso. La ragione? Sfruttare, o meglio riciclare la luce prodotta in casa, in ufficio o negli edifici pubblici, per produrre un’energia pulita, sostenibile ed essenzialmente gratuita. Un’energia con cui alimentare, ad esempio, i sensori e i dispositivi delle ormai sempre più diffuse case intelligenti.

I vantaggi rispetto alle comuni batterie sarebbero notevoli: i pannelli non vanno cambiati, vanno smaltiti una volta sola, possono essere facilmente miniaturizzati, e, cosa più importante, riciclano la luce in eccesso che produciamo.

Naturalmente non è così facile come sembra: l’efficienza di un pannello solare dipende dallo spettro e dall’intensità della luce che lo investe e luce solare e luce artificiale non sono esattamente la stessa cosa. Per questo motivo non basta utilizzare le celle solari da esterno all’interno. La loro efficienza, che di solito si aggira intorno al 15% (ovvero convertono il 15% dell’energia incidente in elettricità), all’interno crolla drasticamente al 4%. Servono perciò delle celle progettate espressamente per essere utilizzate in luoghi chiusi e capaci di “accontentarsi” di una minore intensità e di uno spettro differente. 

I già citati ricercatori, hanno perciò ideato delle celle solari organiche che al posto del tradizionale silicio utilizzano, come materiale attivo, polimeri e altri composti del carbonio. Hanno testato queste celle con delle luci di potenza mille lux, molto intense (praticamente l’intensità prodotta dalle luci di un supermercato o uno studio televisivo), ottenendo risultati incoraggianti: il pannello più piccolo ha registrato un’efficienza del 26,1%, quello più grande è arrivato al 23%.

Per ora si tratta solo di prototipi, ma se, nel prossimo futuro, le aziende mostreranno il dovuto interesse, questa tecnologia potrebbe essere presto industrializzata, dando così una notevole spinta al successo dell’internet of things.