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L’impatto del Coronavirus sulla domanda di energia elettrica

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La pandemia di Covid-19 ha colpito tutti i settori dell’economia, sia in Italia che nel resto del mondo. Quello dell’energia, pur non arrestandosi in quanto considerato naturalmente un settore essenziale, non è stato risparmiato dai contraccolpi di un evento che ha cambiato moltissimi aspetti delle nostre vite.

La domanda di Energia Elettrica durante il lockdown per Covid-19

L’ultima analisi effettuata dall’IEA (International Energy Agency), relativa ai dati giornalieri raccolti fino a metà aprile e pubblicata sul loro Global Energy Review 2020, mostra che i paesi in completo isolamento hanno subito un calo medio settimanale del 25% della domanda di energia, mentre i paesi in isolamento parziale hanno subito un calo medio del 18%.

La domanda di energia elettrica ha subito dunque drastiche riduzioni specie nei servizi e nell’industria, riduzioni solo parzialmente compensate da un maggiore consumo domestico (smartworking, tv, video in streaming, tutto quello che ci ha fatto compagnia nelle lunghe settimane trascorse in casa). Solo con i primi segnali di allentamento del lockdown la domanda di energia elettrica ha mostrato i primi segni di ripresa.

Ma, nonostante questa tendenza positiva sia stata riconfermata a maggio – grazie all’ulteriore attenuazione delle misure di blocco – la domanda di energia elettrica rimane ancora al di sotto del 10% di quella che era prima del lockdown nella maggior parte dei paesi, a eccezione dell’India dove si registra una ripresa più marcata.

Il Global Energy Review 2020 dell’IEA prevede che, complessivamente nel 2020, vi sarà un calo globale della domanda di energia elettrica di circa il 6%, una percentuale che può sembrare insignificante ma che equivale all’intera domanda di energia dell’India, il terzo più grande consumatore di energia al mondo.

A farne le spese maggiori saranno, ovviamente, i paesi più avanzati economicamente e tecnologicamente come gli Stati Uniti, per i quali si prospetta un calo della domanda di almeno il 9%, e l’Unione Europea, la quale probabilmente registrerà un calo vicino all’11%.

 

Le energie rinnovabili sono la soluzione?

Una possibile conseguenza positiva di tutta questa situazione può essere ravvisata nella crescita del ricorso alle energie rinnovabili, anzi, queste sono state l’unica fonte di energia che ha registrato una crescita della domanda in questi mesi di lockdown. 

Negli Stati Uniti, ad esempio, le energie rinnovabili hanno superato di gran lunga il contributo delle centrali a carbone, salendo al secondo posto dopo il gas naturale.

Anche in India il divario tra carbone e fonti rinnovabili si è notevolmente ridotto. La quota del carbone nel mix di energia elettrica, infatti, rimane costantemente al di sotto del 70%.

Con il progressivo rilascio delle misure di blocco anche in Cina, a partire dalla seconda metà di marzo, la quota del carbone si riprende leggermente, mentre le rinnovabili mantengono una quota elevata nel mix.

Nell’UE, infine, il nucleare e il carbone si sono adeguati ai livelli di produzione ancora significativamente più bassi e alla crescente disponibilità di energie rinnovabili.

Il risultato di tutto ciò, senz’altro incoraggiante, è che le emissioni di CO2 si sono sensibilmente ridotte e, qualora si continuasse su questa strada, continuerebbero a diminuire.

Ci troviamo di fronte a una sfida senza precedenti, una sfida che se affrontata nel modo giusto, con giudizio e intelligenza, potrebbe condurre davvero a dei cambiamenti epocali.

Saremo in grado di farlo?

Antonella Volta

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