Per raggiungere un’impronta carbonica limitata e portare a compimento la transizione ecologica, un traguardo irrinunciabile risulta essere il passaggio alla smart mobility.
Cos’è la smart mobility?
La smart mobility è un sistema innovativo di mobilità sostenibile che rientra tra le strategie adottate nel perseguimento della “città intelligente” (smart city).
Nell’ottica di un generalizzato miglioramento della qualità di vita dei cittadini, la smart mobility ha lo scopo di minimizzare il traffico, rendendolo più sicuro e scorrevole, e di ridurre gli spostamenti dei singoli con veicoli ad alto consumo, a favore di mezzi di spostamento alternativi (bici,monopattini elettrici, monowheel e hoverboard). Lo scopo è quello di porre un argine all’inquinamento, provocato dalle emissioni di gas serra rilasciate dai mezzi di trasporto.
La mobilità intelligente è un sistema integrato che si persegue mediante la combinazione di alcune manovre strategiche:
- L’efficientamento del trasporto pubblico;
- La diffusione della mobilità elettrica;
- L’utilizzo di dispositivi e di sistemi IoT (Internet of things) sui veicoli e sulle infrastrutture, per una mobilità connessa, condivisa e multimodale.
La smart mobility è altamente tecnologica e ingloba i servizi di:
- Sharing: vehicle sharing e ride sharing;
- Parking: la mappatura degli spazi disponibili nei parcheggi;
- Fleet management: la gestione ottimizzata della flotta automobilistica aziendale.
Come qualsiasi innovazione, anche la mobilità sostenibile ha dei tempi di attuazione di cui tener conto, purtroppo non immediati e omogenei. A questo punto ci chiediamo: a che velocità sta procedendo l’Italia? E l’Europa?
La smart mobility in Italia
In Italia il trasporto pubblico lascia ancora a desiderare, cosicché gli italiani sono costretti a ricorrere alle auto private, remando involontariamente contro la nuova mobilità e restando indietro rispetto ad altri Paesi europei. Tale triste condizione, che in alcune città si configura come una vera e propria emergenza, fu discussa durante il dibattito organizzato da Legambiente nel 2017: “Mobilità In-sostenibile. Obiettivi pubblici e ruolo dei privati per cambiare la situazione delle città italiane”.
Tuttavia – fortunatamente – negli anni lo scenario italiano è migliorato, come è stato registrato nel successivo rapporto di Legambiente “Le città elettriche” (2019) e nel “Quindicesimo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile nelle prime 50 città italiane” (2021).
Il primo report esamina 104 capoluoghi italiani, riscontrando un abbassamento del tasso di motorizzazione, di contro alla crescita di piste ciclabili, servizi di sharing, mezzi a emissione zero (nel corrente anno il numero delle auto elettriche sarebbe raddoppiato rispetto allo scorso) e infrastrutture dedicate alla loro ricarica. Un’altra nota positiva è l’entusiastica e consapevole partecipazione dei cittadini, sempre più predisposti a contenere le azioni che hanno una massiccia ricaduta sull’ambiente. La svolta ecogreen sembrerebbe viaggiare con velocità maggiore al Nord rispetto al Sud, con capofila rispettivamente Milano e Napoli, mentre in fondo alla lista si posizionano le città del Molise e della Basilicata.
Simile il resoconto di Euromobility che piazza però in cima alla classifica Firenze e al secondo posto Milano, la quale continua a distinguersi per l’efficienza del trasporto pubblico, seguita da Torino, Parma e Bologna. Rimandata ai corsi di recupero la Capitale, che si classifica al quindicesimo posto; “bocciate” Campobasso, Catania e Siracusa.
Inoltre, il Governo sembra intenzionato a prendere in mano le redini della situazione. Infatti, tra le misure urgenti del Decreto Rilancio è prevista una “grande manovra finanziaria per incentivare la mobilità alternativa”: è stato stanziato un fondo di 120 milioni di Euro destinato al trasporto pubblico e all’agevolazione dell’acquisto di mezzi legati alla micro-mobilità (meno pesanti, meno ingombranti e meno inquinanti; come, per l’appunto, il tanto discusso monopattino elettrico).
Sebbene in molti siano scettici sull’efficienza di tale provvedimento – giudicato insufficiente a risanare i trasporti e impraticabile nelle piccole realtà locali – la strada verso la mobilità sostenibile è stata intrapresa con discreti successi… ma è ancora lunga. È necessario che i cittadini e le amministrazioni si impegnino in maniera costante e sinergica nell’adottare soluzioni di volta in volta sempre più eco-friendly.
La smart mobility in Europa
L’Unione Europea va avanti nella sua lotta al cambiamento climatico.
Uno dei punti cardine del Green Deal, insieme di strategie che mira rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, è proprio l’esigenzadi estendere capillarmente la mobilità sostenibile, poiché i mezzi di trasporto sono la principale fonte di emissione di gas serra.
Per favorire questo nuovo paradigma di spostamento, l’UE ogni anno stanzia miliardi per migliorare infrastrutture e servizi e incoraggiare all’acquisto di veicoli a basso inquinamento.
Nello scorso 2020, il Consiglio europeo si è posto l’obiettivo di tagliare del 55% le emissioni di CO2 nel giro di una decina di anni, rispetto ai livelli del 1990. Le modalità per raggiungere lo scopo sono state fissate nel pacchetto Fit for 55, contenente 13 proposte legislative sull’energia e sul clima. Tra queste, le più interessanti per la mobilità:
- La regolamentazione degli standard emissivi di carbonio per il trasporto su gomma;
- Il rafforzamento e l’ampliamento del sistema di scambio di quote di emissione (ETS);
- Il fissaggio del prezzo del carbonio per le importazioni, al fine di evitare la rilocalizzazione della produzione, incoraggiando anche gli altri continenti a limitare le emissioni;
- Una più rapida diffusione dei mezzi di trasporto a zero emissioni, delle infrastrutture adeguate e dei combustibili alternativi sostenibili. Dal 2035 tutte le nuove auto dovranno essere a zero emissioni.
Tre sono gli strumenti normativi per mezzo dei quali l’Unione intende vincere la propria battaglia: il regolamento LULUCF, la riforma del mercato del carbonio e l’Effort Sharing Regulation. Quest’ultimo è dedicato, tra le altre cose, ai gas serra provenienti dai trasporti e stabilisce degli obiettivi di riduzione per ciascuno Stato, calcolati in base al PIL pro capite.
I buoni propositi ci sono, ma l’iter legislativo è cavilloso e prima che si passi ai fatti è obbligatoria la discussione e la contrattazione dei singoli Stati membri, procedura che in alcuni casi può estendersi addirittura per anni.
A detta del Commissario europeo per il clima, Frans Timmermans, il pacchetto vuole incentivare i cittadini ad abbandonare le cattive abitudini (ad esempio, premiando chi “decarbonizza”). Così facendo, le famiglie più vulnerabili potrebbero incontrare difficoltà, essendo impossibilitate (per motivi economici in primis) a sostenere il cambiamento. Ma Timmermans assicura che: «La transizione dell’Europa sarà equa, verde e competitiva».Tutti gli Stati e i cittadini devono avere le medesime opportunità. E infatti, l’Europa ha proposto lo stanziamento di un Fondo sociale per il clima che sostenga finanziariamente gli Stati nel raggiungimento della neutralità climatica.
Allo stato attuale, secondo una classifica Eurostat, è la Germania il Paese europeo che investe di più nella mobilità sostenibile. Seguono la Gran Bretagna e l’Austria. L’Italia si colloca al quinto posto, mentre scende persino all’ultimo per quanto riguarda l’utilizzo di auto elettriche.
Per incentivare la corsa verso la mobilità sostenibile, l’Europa ha creato un programma di accelerazione e di investimento, lo European Start Up for Mobility, che premia ogni anno le dieci migliori imprese europee, le quali con la loro attività portano avanti il processo di innovazione della mobilità.
Raggiungere l’obiettivo della smart mobility significa proteggere il pianeta e i suoi abitanti, costruendo e preservando un habitat pulito e sano.
Abbiamo visto che il nostro Paese, e l’Europa in generale, si stanno muovendo in tale direzione, vantando il primato globale sulla politica climatica… riusciranno a mantenere le promesse fatte entro il 2050?
Abbiamo a disposizione ancora un bel po’ di tempo per invertire la rotta che sta portando alla distruzione del nostro ecosistema. Non solo i governi, ma anche noi privati, abbiamo il potere e il dovere di agire per il bene del nostro futuro e di quello delle generazioni a venire. Non ci sono più dubbi: uno stile di vita ecocompatibile è la chiave risolutiva per contrastare i mutamenti climatici.

